Sono atteggiamenti che stanno aumentando e che dipendono anche dalla sempre più diffusa autoreferenzialità famigliare, in cui ogni genitore si ritiene depositario della "saggezza educativa" e tende a svalutare o screditare chi la pensa diversamente. Che questo avvenga con estrema trasparenza o tramite pettegolezzi diffamatori poco importa, il risultato è quasi sempre lo stesso: il perpetuarsi delle prepotenze a danno delle "vittime".

Quando, di contro, il genitore si assume la propria responsabilità educativa ed aiuta il figlio o la figlia ad assumersi la responsabilità dei propri comportamenti, si avvia un percorso virtuoso che, attraverso l'accoglimento delle emozioni in gioco, permette di comprendere le motivazioni profonde del bullismo e di trovare strategie risolutive delle prepotenze.

Anche di questo dovrebbero tener conto gli interventi di supporto alla genitorialità, attraverso l'attivazione di esperienze formative che affrontino la complessità dei problemi in gioco con le relative resistenze al cambiamento e non si limitino a fornire bei concetti o, peggio ancora, ditribuire "diplomi", come se non potessimo tutti sperimentare che "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare". Che il mare, grazie alle moderne possibilità comunicative, sia diventato facilmente "navigabile" e illusoriamente ristretto non cambia la sostanza del problema.